La novità da leggere con attenzione riguarda il modello amministrativo, più ancora della tecnologia. L’INPS sta costruendo una catena in cui dati già presenti negli archivi, consenso dell’utente, regole di protezione dei dati e presidio umano vengono raccordati per ridurre l’attrito tra diritto e accesso effettivo.
Nota redazionale: il pezzo distingue gli strumenti già operativi dagli indirizzi strategici emersi nel confronto istituzionale, così da evitare confusione tra automazione dei processi e riconoscimento automatico delle prestazioni.
Sommario dei contenuti
La linea Vittimberga: welfare comprensibile prima ancora che digitale
Il messaggio tecnico portato da Valeria Vittimberga al convegno romano AI e INPS: come cambiano i servizi al cittadino è netto: l’intelligenza artificiale viene collocata dentro una funzione pubblica di accesso ai diritti, con una priorità espressa in modo diretto nella formula «Lo Stato non deve parlare difficile». La frase va letta come criterio amministrativo, perché un linguaggio opaco produce rinunce, errori nelle domande, ricorsi evitabili e dipendenza da intermediari anche quando la pratica potrebbe essere guidata direttamente.
Le applicazioni indicate entrano in quattro aree operative: assistenti virtuali evoluti, riscrittura dei testi amministrativi in forma più comprensibile, domande già predisposte con dati disponibili e servizi digitali capaci di segnalare prestazioni potenzialmente spettanti. Il salto reale sta nella combinazione tra queste aree: l’assistente aiuta a orientarsi, la precompilazione riduce il margine di errore, la proattività intercetta il bisogno e lo sportello gestisce ciò che richiede ascolto qualificato.
Perché il confronto con manager e pensionati è il banco di prova giusto
L’appuntamento del 30 aprile 2026 a Palazzo Wedekind ha avuto un pubblico particolarmente adatto a misurare la trasformazione: dirigenti in attività e pensionati abituati a rapportarsi con l’Istituto nelle fasi delicate della vita lavorativa. In questo contesto la digitalizzazione smette di essere una parola generica, perché riguarda pratiche previdenziali, ricostruzioni contributive, accesso a prestazioni e interazioni ripetute con l’amministrazione.
La presenza di Mario Cardoni, Mino Schianchi, Francesca Boccia e della Direzione generale INPS ha dato al confronto una doppia prospettiva: da un lato la domanda di servizi più leggibili da parte dell’utenza matura, dall’altro la necessità dell’Istituto di ripensare processi interni che assorbono tempo prima ancora di produrre valore per la persona.
Che cosa significa davvero servizio proattivo
Un servizio proattivo, nel perimetro INPS, consiste nella capacità dell’Istituto di segnalare all’utente una prestazione o una domanda che potrebbe riguardarlo dopo una verifica sui dati disponibili. La prestazione resta subordinata alla domanda espressa dell’interessato, passaggio giuridico decisivo perché conserva l’impulso del procedimento in capo al cittadino e mantiene separata la segnalazione dal riconoscimento del beneficio.
L’adesione avviene nell’area MyINPS, nella sezione di gestione dei consensi, tramite credenziali riconosciute come SPID, CIE o CNS; nei casi residuali previsti è ammesso il PIN online per residenti all’estero. La revoca può essere effettuata in qualsiasi momento. Questo dettaglio cambia la lettura del progetto: la proattività richiede consenso informato, tracciamento del trattamento e possibilità concreta di uscita dal servizio.
Il dato che misura la precompilazione: reversibilità e pensioni
La prova quantitativa più leggibile arriva dal progetto PNRR_20 sulla domanda di reversibilità precompilata e automatizzata. Nel periodo gennaio 2022-dicembre 2025 sono state messe a disposizione del cittadino 523.493 domande precompilate; le domande di pensione presentate dal cittadino sono state 69.780, di cui 41.910 precompilate. L’incidenza della reversibilità precompilata sul totale delle domande presentate direttamente dal cittadino risulta pari al 60%.
Il medesimo quadro registra 165.240 pensioni liquidate automaticamente su un totale di 734.504 liquidazioni nel periodo considerato. Il dato impone prudenza: l’automazione funziona soprattutto quando il procedimento ha regole codificate, basi dati coerenti e controlli già strutturati. Dove la pratica richiede valutazioni discrezionali o documenti incompleti, la tecnologia resta un supporto istruttorio.
La domanda diretta cresce, il ruolo degli intermediari resta centrale
Sulle pensioni di vecchiaia presentate direttamente dal cittadino emerge un segnale di crescita che va calibrato. Nel 2023 le domande dirette erano 4.947; nel 2025 sono salite a 7.148, con un totale annuo complessivo di 180.710 domande. La quota diretta migliora, ma rimane molto distante dal volume complessivo delle pratiche, tradizionalmente veicolate anche attraverso Patronati e canali assistiti.
Questa distanza spiega perché l’IA dell’INPS avrà un impatto maggiore se agirà sulla leggibilità del procedimento prima che sulla pura velocità. Una domanda precompilata che l’utente comprende, corregge e invia con meno passaggi può ridurre il carico sugli intermediari senza togliere spazio alla loro funzione nei casi complessi.
Tecnologia e sportello: la scelta dei presidi territoriali
Il riferimento agli oltre 500 presidi territoriali chiarisce il punto politico-amministrativo del progetto: l’IA viene usata per liberare capacità operativa nel back office e rendere sostenibile la presenza fisica, soprattutto per utenti fragili, pratiche controverse, digital divide e situazioni in cui la relazione allo sportello produce informazione che il portale da solo non intercetta.
La nostra lettura è che il presidio territoriale diventa più prezioso quando l’utente arriva allo sportello con una pratica già instradata. Meno tempo viene speso per recuperare dati disponibili, più tempo può essere dedicato a orientamento, correzione di anomalie e prevenzione degli errori che generano ritardi successivi.
La direttiva IA del 2024: il progetto ha una cornice interna
La traiettoria attuale ha radici organizzative precise. L’INPS ha emanato nel 2024 una direttiva interna sull’uso dell’intelligenza artificiale, collegata al messaggio dell’8 aprile 2024, per definire un utilizzo etico, responsabile, trasparente e inclusivo delle tecnologie. La direttiva include formazione del personale, modelli operativi, revisione dei processi e strutturazione della governance.
Questo passaggio organizzativo pesa quanto lo sviluppo software. Nei servizi previdenziali il punto di equilibrio è nell’aggiornamento dei processi, perché il dato viene prodotto da uffici, sistemi informativi, archivi storici e dichiarazioni dell’utente. Governance e strumenti devono avanzare insieme per evitare accelerazioni fragili o documenti di principio privi di ricadute operative.
Il vincolo…
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Junior Cristarella
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